Le tecniche complementari allo shiatsu

Lo Shiatsu è un’arte completa e di provata efficacia nel ricercare e mantenere il benessere delle persone, tuttavia altre arti, complementari allo shiatsu, che trovano fondamento teorico nella Medicina Tradizionale Cinese, possono far parte e con profitto degli strumenti a disposizione dello shiatsuka. In questa sezione descriverò brevemente alcune di queste discipline, alle quali ricorro per aumentare l’efficacia dei trattamenti Shiatsu.

Le tecniche complementari allo shiatsu

Lo Shiatsu è un’arte completa e di provata efficacia nel ricercare e mantenere il benessere delle persone, tuttavia altre arti, complementari allo shiatsu, che trovano fondamento teorico nella Medicina Tradizionale Cinese, possono far parte e con profitto degli strumenti a disposizione dello shiatsuka. In questa sezione descriverò brevemente alcune di queste discipline, alle quali ricorro per aumentare l’efficacia dei trattamenti Shiatsu.

“...Senza materia, l'energia non può mantenersi. Senza energia, la sostanza non può essere messa in movimento...”

ZHANG ZHONGJING
Grande maestro di Medicina Tradizionale Cinese
(150 – 219 d.C.)

La Moxibustione

Dai termini giapponesi MOE KUSA: erba che brucia

Questa tecnica di applicazione diretta od indiretta (nella clinica sono impiegati diversi metodi) del calore è parte integrante del sistema della medicina tradizionale cinese, al pari dell’agopuntura, della dietetica, dell’erboristica e del massaggio.

L’utilizzo del calore a scopo terapeutico si perde nella notte dei tempi ma in Cina è andato via via perdendo la componente simbolico-rituale trasformandosi in un’arte complementare all’utilizzo degli aghi sui punti dei meridiani energetici; il livello di specializzazione era tale che, già nel III secolo d.c. comparvero libri dedicati interamente a questa tecnica.

La moxibustione non è stata accettata in Occidente con lo stesso entusiasmo con il quale è stato accolto l’agopuntura, forse perchè quest’ultimo meglio si adatta all’immagine asettica che in Occidente abbiamo della medicina, tuttavia queste due tecniche rappresentano le facce di una stessa medaglia e, ove l’uno è tendenzialmente valido per “disperdere” l’altra (la moxibustione) ha maggiore successo nel tonificare, negli stati di esaurimento e debolezza e nel combattere l’effetto di freddo ed umidità sul corpo.

Gli effetti della moxibustione sono sempre stati espressi nei termini delle sue proprietà tonificanti e di nutrimento dello yang. Le qualità riscaldanti ed essiccanti della moxa scacciano le “influenze perverse” del freddo e dell’umidità ed essa trova il suo fondamento nella teoria degli Zang-Fu (Yin-Yang/organi-visceri).

Una trattazione delle giustificazioni teorico-scientifiche degli effetti della moxa non è l’obbiettivo di questo breve articolo e suggerisco a chi voglia approfondire l’argomento la consultazione dei testi riportati nella bibliografia, passiamo dunque alla descrizione dell’applicazione di questa tecnica.

La Moxibustione

Dai termini giapponesi MOE KUSA: erba che brucia

Questa tecnica di applicazione diretta od indiretta (nella clinica sono impiegati diversi metodi) del calore è parte integrante del sistema della medicina tradizionale cinese, al pari dell’agopuntura, della dietetica, dell’erboristica e del massaggio.

L’utilizzo del calore a scopo terapeutico si perde nella notte dei tempi ma in Cina è andato via via perdendo la componente simbolico-rituale trasformandosi in un’arte complementare all’utilizzo degli aghi sui punti dei meridiani energetici; il livello di specializzazione era tale che, già nel III secolo d.c. comparvero libri dedicati interamente a questa tecnica.

La moxibustione non è stata accettata in Occidente con lo stesso entusiasmo con il quale è stato accolto l’agopuntura, forse perchè quest’ultimo meglio si adatta all’immagine asettica che in Occidente abbiamo della medicina, tuttavia queste due tecniche rappresentano le facce di una stessa medaglia e, ove l’uno è tendenzialmente valido per “disperdere” l’altra (la moxibustione) ha maggiore successo nel tonificare, negli stati di esaurimento e debolezza e nel combattere l’effetto di freddo ed umidità sul corpo.

Gli effetti della moxibustione sono sempre stati espressi nei termini delle sue proprietà tonificanti e di nutrimento dello yang. Le qualità riscaldanti ed essiccanti della moxa scacciano le “influenze perverse” del freddo e dell’umidità ed essa trova il suo fondamento nella teoria degli Zang-Fu (Yin-Yang/organi-visceri).

Una trattazione delle giustificazioni teorico-scientifiche degli effetti della moxa non è l’obbiettivo di questo breve articolo e suggerisco a chi voglia approfondire l’argomento la consultazione dei testi riportati nella bibliografia, passiamo dunque alla descrizione dell’applicazione di questa tecnica.

Per produrre il calore viene bruciata un’erba perenne della famiglia delle composite: l’artemisia. Macinando e filtrando dalla polvere le foglie ed i boccioli di quest’erba, viene impiegato il muschio rimanente (lana) il quale ha propietà autoaderenti e si presta ad essere separato in pizzichi di varia grandezza che stanno insieme con facilità. La lana di moxa brucia in modo regolare e senza fiamma, viene applicata direttamente sui punti in piccoli coni, modellati con le dita, solitamente delle dimensioni di un chicco di riso, accesa mediante un bastoncino d’incenso e lasciata bruciare finchè diventa troppo calda (questa tecnica è nota come cauterizzazione diretta). La moxa può essere impiegata anche ponendo dei coni più grandi sopra fettine di aglio o zenzero, tuttavia il metodo più pratico per la cauterizzazione indiretta (ovvero la tecnica che non prevede che la moxa venga bruciata a diretto contatto della pelle) sono i sigari preparati arrotolando la lana di moxa.

Personalmente impiego sui miei clienti solo quest’ultimo metodo, i sigari di moxa, perchè più pratico e perchè esclude (se praticato con perizia) la possibilità di formazione di piccole vescicole (possibili nell’impiego della moxibustione diretta), naturalmente abbinandolo alla tecnica shiatsu, ottenendo risultati apprezzabili soprattutto in situazioni di squilibrio cronicizzate.

Bibliografia:

  • R. Newman Turner, R. H. Low : PRINCIPI E PRATICA DELLA MOXA – Ed. RED

  • Yves Rèquèna: MANUALE PRATICO DI MOXA – Ed. RED

  • Corradin, Di Stanislao, Parini : MEDICINA TRADIZIONALE CINESE – Ed. CASA EDITRICE AMBROSIANA

Ringraziamenti: Andrea e Serena per aver illustrato questo articolo.

Per produrre il calore viene bruciata un’erba perenne della famiglia delle composite: l’artemisia. Macinando e filtrando dalla polvere le foglie ed i boccioli di quest’erba, viene impiegato il muschio rimanente (lana) il quale ha propietà autoaderenti e si presta ad essere separato in pizzichi di varia grandezza che stanno insieme con facilità. La lana di moxa brucia in modo regolare e senza fiamma, viene applicata direttamente sui punti in piccoli coni, modellati con le dita, solitamente delle dimensioni di un chicco di riso, accesa mediante un bastoncino d’incenso e lasciata bruciare finchè diventa troppo calda (questa tecnica è nota come cauterizzazione diretta). La moxa può essere impiegata anche ponendo dei coni più grandi sopra fettine di aglio o zenzero, tuttavia il metodo più pratico per la cauterizzazione indiretta (ovvero la tecnica che non prevede che la moxa venga bruciata a diretto contatto della pelle) sono i sigari preparati arrotolando la lana di moxa.

Personalmente impiego sui miei clienti solo quest’ultimo metodo, i sigari di moxa, perchè più pratico e perchè esclude (se praticato con perizia) la possibilità di formazione di piccole vescicole (possibili nell’impiego della moxibustione diretta), naturalmente abbinandolo alla tecnica shiatsu, ottenendo risultati apprezzabili soprattutto in situazioni di squilibrio cronicizzate.

Bibliografia:

  • R. Newman Turner, R. H. Low : PRINCIPI E PRATICA DELLA MOXA – Ed. RED

  • Yves Rèquèna: MANUALE PRATICO DI MOXA – Ed. RED

  • Corradin, Di Stanislao, Parini : MEDICINA TRADIZIONALE CINESE – Ed. CASA EDITRICE AMBROSIANA

Ringraziamenti: Andrea e Serena per aver illustrato questo articolo.